Anche se già da diversi anni è possibile assicurare casa contro i terremoti, sono pochissimi gli italiani che hanno deciso di farlo, solo l’1 per cento dei nostri connazionali. Un numero irrisorio, segno di una tendenza a sottovalutare il problema, contro la quale il Governo e le parti in campo per il momento non possiedono strategie o contromisure efficaci.
Di recente, infatti, è stata esclusa l’ipotesi di un obbligo assicurativo almeno per quegli edifici che sorgono in aree del Paese fortemente a rischio. Questo è quanto ha comunicato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, al termine di un recente incontro che si è svolto tra l’associazione che dirige e il Governo, sul cosiddetto piano “Casa Italia“. La massima associazione dei costruttori sembra poco incline ad appoggiare un’iniziativa che può considerarsi un aggravio sui costi totali dell’edilizia; si pensa infatti che inserendo un ulteriore “addendum” questo possa contribuire a far lievitare il prezzo degli immobili, aggravando la crisi delle compravendite già in atto.
Ma la consapevolezza di vivere in un immobile insicuro, che col terremoto potrebbe trasformarsi in un bene inagibile, costringendo chi lo abita a cercarsi un’altro alloggio e ad accollarsi tutti i costi relativi ad eventuali demolizioni e a riparazioni successive, siamo sicuri che contribuisca a far crescere il mercato immobiliare?
Forse dovremmo imparare da altri paesi, dove assicurare casa contro il rischio terremoti è quasi un’abitudine. In Italia ci aveva provato nel 2012 il governo Monti durante il sisma dell’Emilia con la proposta di legge di un’assicurazione obbligatoria per gli immobili ad alto rischio, che non fu poi attuata dall’Agenda dell’esecutivo, dando nuovamente linfa a forme di assistenza momentanea o a contributi una tantum, non garantendo certezza e costanza per la sicurezza dei cittadini.

Secondo uno studio dell’Ania, l‘associazione nazionale delle assicurazioni italiane, costerebbe mediamente 200 euro l’anno un’assicurazione base sulla casa che copra questo tipo di calamità. Certo una cifra rilevante se la si guarda nel suo complesso; ma se pensiamo che per poco più di 50 centesimi al giorno (ben al di sotto del prezzo di un caffè) possiamo avere rifondati i costi per sistemare casa e rientrarvi, la prospettiva cambia. Viceversa, dovremmo pagare di tasca nostra o attendere di rientrare nei fondi che il Governo eventualmente metterà a disposizione per i terremotati. Dove sta quindi la giusta misura?

Dopo questa panoramica riteniamo opportuno che i nostri politici dovrebbero fare qualcosa in più affinchè non venga lasciata nel dimenticatoio l’ipotesi di un’assicurazione obbligatoria per gli immobili, almeno quelli ad alto rischio sismico o di calamità naturali. Per esempio, si potrebbe alimentare il discorso destinato agli incentivi e sgravi fiscali crescenti: più un Comune è a rischio sismico, per esempio, più sarà alta la percentuale che si potrà detrarre dalle tasse del costo dell’assicurazione sostenuta.
Le polizze attualmente sul mercato, rimborsano tutti i danni causati dal sisma: le spese per la riparazione, la demolizione e ricostruzione della casa. In più oltre all’abitazione si può assicurare tutto ciò che è contenuto nella casa (come mobili, elettrodomestici ecc.) e l’incolumità fisica propria e dei propri familiari. Assicurarsi significa abbattere i rischi poichè le polizze coprono anche i danni che non derivano direttamente dal terremoto ma da eventi collaterali, come incendi o furti ad opera degli sciacalli.
Le informazioni finora in nostro possesso sembrano valorizzare l’utilizzo di un’assicurazione immobiliare, almeno nelle zone sismiche; risulta quindi importante informare la popolazione affinchè queste “buone pratiche” non vengano viste come limiti poichè vanno a tutelare direttamente la tranquillità e il benessere di una famiglia, valori che non hanno prezzo e da salvaguardare il più possibile.

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